Salisburgo, 25 Marzo, Vecchio Municipio

Dopo la nobile accoglienza dei Tremere a Vienna, la coterie giunge nel Principato di Salisburgo. dove conosce subito la popolazione vampirica che ne fa parte. Data l’intercessione di Dubois, i sette sembrano lì per puro piacere, ma il loro scopo è bene diverso.

Subito vengono accolti dal Siniscalco, un piccolo e deforme Nosferatu di nome Franz Adolf, che li porta nel salone delle assemblee. Qui fanno subito conoscenza con la bellissima Arpia Toreador Katrina e con tre figure enigmatiche: un vero Tzimisce, Vladimir Draculia, un Setita, Abd el-Halim Hafez, e un Assamita di nome Abū Zayd ‘Abdu r-Raḥman bin Muḥammad bin Khaldūn Al-Hadrami.

Vengono a conoscenza che il Principato è sotto attacco da parte dei sabbatici e notano come i membri dell’Elysium siano divisi sul da farsi. L’Assamita propone un’azione violenta nei confronti di questi pack, ma subito controbatte, in maniera feroce, un giovane Ventrue, da tutti molto rispettato.

Golthar lega amicizia subito con l’Assamita e si propone come membro per un eventuale raid, mentre Selune si propone come possibile infiltrato. Dopo pochi minuti scoprono che il giovane Ventrue altro non è che il Principe Oliver Mayer.

Edoardo e Clorinda capiscono subito che i raid sabbatici altro non sono che dei semplici diversivi e, mentre il Principe offre la carica di sceriffo a chi libererà il suo dominio dal Sabbat, decidono che è giunta l’ora di fare un giro di ricognizione.

Visitano molte chiese per confondere le acque e finalmente giungono alla chiesa di San Nikolas. Entrano circospetti ma subito vengono bersagliati da una voce nella mente che suggerisce loro di andarsene dalla Chiesa. Nessuno muove un passo e una sorta di spada fiammeggiante colpisce prima Angelica e poi Selune.

Decidono così di uscire ma qui scatta l’imboscata dei sabbatici che li tenevano d’occhio. Comincia una battaglia sanguinolenta d’innanzi agli occhi degli umani increduli. Lo scontro va avanti per pochi minuti, ma la coterie si comporta abbastanza bene, nonostante i due feriti.

Un sudario della notte pone fine alle ostilità ma la situazione è gravissima. Chi erano questi sabbatici? Semplici cellule isolate o gli sgherri di Mascagni? E nel caso fossero stati al servizio di quest’ultimo come facevano già a sapere dove trovare la coterie milanese?

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Strà, 18 Marzo, Villa Pisani

La coterie giunge d’innanzi alla residenza del Mascagni e trova subito Balthus e i suoi sgherri ad attenderli. L’ennesimo attacco probabilmente. Selune decide così di contattare Mascagni e chiederli un’entrata secondaria.

Mascagni si dimostra disponibile come sempre, fornendo loro una via sicura per poi accoglierli calorosamente all’interno della sua dimora. Una volta dentro, nella villa viene innescato un sistema di difesa estremamente potente.

Romualdi spiega dettagliatamente come si sono sviluppati i fatti e Mascagni sembra assumere da subito un’espressione molto preoccupata. Si ricorda così di averne già sentito parlare nella sua fornitissima biblioteca. Consultando qualche volume, scopre, così, l’origine del rituale. La statua era stata creata secondo un’antichissima leggenda, usando lo stampo di un’abbazia tedesca, ormai andato perduto, e il sangue di tre cainiti appartenenti all’ordine del Sacer Ordo Templaris.

Tutto torna e dopo lunghe discussioni la coterie decide di nascondere il cuore nel caveau di Mascagni, sicuri che nessuno possa metterci le mani. Nel frattempo Romualdi riceve la telefonata di Balthus, ma decide di non rispondere per paura di essere rintracciato. Decidono così di coricarsi.

Alle 19.00 del giorno dopo, i cainiti cercano di risvegliarsi ma si rendono conto di essere vittime di un paletto. Bloccati in una stanza nessuno può fare niente, ma tutti odono voci, grida, imprecazioni. Forse Balthus ha fatto breccia nella casa.

E invece no, vengono liberati da Balthus in persona che comincia ad offenderli pesantemente. Balthus sa qualcosa di terribile. Mascagni in realtà è l’Architetto di tutte le loro disavventure, il braccio destro del misterioso mandante francese. Anche il Principe di Bologna era una creatura del Mascagni usata per sviare le forze camarilliche. Mascagni li ha presi in giro, ridicolizzati e sminuiti.

Ma, cosa ancora più terribile, gli hanno consegnato il cuore senza sospettare nulla. Cercano nella casa, ma ci sono solo le forze di Balthus. Oramai tutto è perduto e solo allora capiscono di essere state le pedine di questa enorme scacchiera. Il pensiero di doverlo riferire a Dubois, fa tremare Clorinda.

La giovane Ventrue chiama subito l’arconte, che però si dimostra all’oscuro di tutto. Un’altra terribile rivelazione: anche il processo era tutta opera di Mascagni. La fine è sempre più vicina, ma su consiglio di tutta la coterie decide di riferire a Dubois l’intero accadere dei fatti.

Contemporaneamente Angelica Giovanni riceve la telefonata del suo sire, che credevano morto. Dopo avergli spiegato i fatti, il Giovanni decide di raccontare tutta la verità alla donna, iniziando da quell’antichissimo rituale, portato a termine centinaia di anni prima.

Viene a scoprire, però, che esiste anche un corpo, di cui il Mascagni deve entrare in possesso, se vuole ultimare il rituale di rigenerazione. La salma si trova in Austria, a Salisburgo, nella chiesa di San Nicolas, ma è protetto dal quarto elemento che aveva preso parte al rituale di distruzione.

La coterie comunica direttamente queste informazioni a Dubois, il quale offre il suo aiuto ai cainiti. La destinazione, ovviamente è Salisburgo, passando prima per Vienna. Ma quali insidie aspettano gli inesperti neonati? E soprattutto di chi si possono ancora fidare?

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Venezia, 2 Marzo, Palazzo Ducale

Il codice risulta estremamente complicato e mette sotto pressione l’intera coterie che comunque non demorde. Le indagini procedono rapide, avvalendosi anche di tecnologie avanzate ed esperti mondiali. Molte ipotesi, nessuna soluzione.

Come se non bastasse è prevista per metà nottata l’arrivo dell’Arconte Alexander Dubois, con il suo famoso seguito. I Fratelli cominciano a preparare una versione credibile delle loro ultimi notte, cercando in primis di non aggravare la loro già precaria situazione. Dopo neanche mezz’ora il braccio destro del Conciliatore Lucinde, arriva a Palazzo.

Viene indetta immediatamente un’assemblea con i vampiri restanti. Alcune rappresentanze sono scappate, altre decimate dagli scontri notturni con Balthus. Solo la Coterie di Milano sembra in buono stato. Nella sala, quindi, incontrano l’anziano Ventrue, seguito dal collaboratore Gianluca Scremuzzi, anziano Tremere, e da Carlos Mendoza, anziano Gangrel.

I rappresentanti dei Principati di Aosta e Iesi vengono gentilmente accompagnati da Mendoza in una sala privata per discutere in maniera più approfondita su alcune questioni, ma Smith capisce facilmente che non torneranno più. Il racconto di Romualdi sembra molto più interessante, ma ogni parola peggiora leggermente la loro situazione.

La coterie è scesa forse troppe volte a compromessi e forse ha violato troppe volte le regole. L’Arconte vuole procedere con una severa punizione ma Scremuzzi propone un “giusto ed equo” processo. Dubois come accusa e Romualdi, con Selune, come difesa.

I neonati sembrano difendersi molto bene e con grande astuzia, ma lottano contro i mulini a vento. Il verdetto è già scritto e la punizione è la morte ultima. Pochi istanti alla decapitazione. Gli ultimi pensieri che scorrono rapidi tra le sinapsi del cervello. Ormai è la fine.

Ma la mano del boia viene fermata proprio all’ultimo dallo stesso Dubois. Ancora una volta un patto: 10 giorni per risolvere la questione e una goccia di preziosa vitae. In caso contrario Mendoza li aspetta nella sala privata. Non solo. Scremuzzi fornisce un aiuto importante alla fase di decriptazione, rivelando la chiave nascosta nella tabella.

Golthar comincia a cercare un cifrario adatto. La prima scelta sembra essere quella giusta: Vigenère. Inserendo la chiave “sole” il messaggio criptato risulta essere S. Maria Assunta, Malamocco, Giuda. Bisogna correre.

Salutato con i dovuti criteri l’Arconte e il suo seguito, i sette si recano immediatamente alla piccola chiesa di Malamocco. Il portone è aperto e la vista è terrificante: le teste dei siri di McLave, Smith e Angelica Giovanni sono piantate nelle braccia del crocifisso, issato sopra l’altare. Lo spettacolo è troppo macabro da sostenere e la disperazione avanza imperterrita.

Selune scova all’interno dell’abside minore di sinistra, la rappresentazione a grandezza naturale dell’ultima cena. Tra le statue spicca quella di Giuda. Golthar dopo aver controllato la presenza di aperture o vani segreti, decide di romperla. All’interno è costudito un cuore pulsante, dalla volontà potentissima. Chiunque lo raccolga ne viene dominato.

La coterie ha trovato il misterioso oggetto. L’unica cosa importante adesso è portarlo al sicuro. Uscendo notano di essere seguiti da una chiazza di sangue, che mira dritta al cuore. Provano ogni escamotage per distruggerla ma questa continua imperterrita a seguirli. Solo la discesa di un angelo in armatura ne ferma la corsa.

L'angelo

L’angelo rivela alla coterie di aver liberato un potere spaventoso, troppo per loro. Il cuore era stato intrappolato da tre cainiti, appartenenti ad un ordine di Santi. Solo un discendente poteva rompere l’incantesimo. Ora le forze oscure potranno trionfare definitivamente. Romualdi cerca di consegnarglielo ma la divina presenza conferma loro di non poter interferire con le regole dell’equilibrio.

I sette decidono di scappare nel luogo più sicuro che conoscano: la residenza del Mascagni a Strà. Ma basterà a difenderli dagli inseguitori e dal male che si portano appresso?

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Venezia, 25 Febbraio, Palazzo Ducale

26 febbraio 2010 1 commento

La soluzione all’enigma risulta più difficile del previsto. La coterie avanza svariate ipotesi e interroga luminari della materia per avere nuove ipotesi ma tutto sembra inutile. Improvvisamente i fratelli associano Canes ai Gangrel, Animam ai Giovanni e Demens ai Malkavian. Selune propone allora il metodo empirico. Versare alcune gocce del sangue dei tre clan sul quadro. Golthar si propone subito, mentre Smith oppone una cieca resistenza. Romualdi dopo aver tentato più volte di piegare la volontà del Malkavian, con l’aiuto di Mc Lane, riesce a impalettarlo e ad estrargli del sangue.

Vengono versati immediatamente sul quadro ma non accade nulla. Manca il sangue del Giovanni. Ecco comparire subito Balthus che obbliga un suo servitore, appartenente al clan dei Necromanti, a versare la preziosa Vitae. Il quadro prende subito fuoco e un’anima viene rilasciata. Lo spettro sussurra tre parole tra le quali Giovanni e De Rossi. Nulla di utile al momento.

Balthus se ne va indignato per la scarsa perspicacia dei giovani Vampiri, mentre altri scappano in preda al terrore dovuto al fuoco. Ristabilita la calma, Smith, sotto le giustificate minacce di Selune, viene risvegliato dal torpore e si mette subito a confabulare con Golthar. Rivela così che De Rossi è il cognome del suo sire. Il gangrel sostiene invece che il primo nome sussurato era O’Connell, il cognome del suo padre vampirico. Giovanni quindi è il terzo sire. Ma di chi?

Iniziano le indagini e grazie ad un geniale stratagemma di Romualdi viene a scoprirsi che Angelica De Paoli in realtà appartiene al Clan Giovanni. Il suo sangue, mischiato a quello degli altri due, genera un potere mistico sull’ultimo brandello della tela del quadro, il quale, avvolto da una potente aura azzurra, ascende verso il cielo per, infine, sparire.

I tre interessati chiamano subito i rispettivi siri per avere maggiori delucidazioni, ma nessuno dei tre è rintracciabile. Il panico divampa così come le ipotesi. Ma una terribile consapevolezza ormai invade le menti della coterie. Per tutto questo tempo la De Paoli si è finta un’altra persona. Sarà una talpa o una loro alleata? Ci si potrà fidare o è da uccidere subito?

Le reazioni per la scoperta di un Giovanni nella coterie sono delle più disparate. Golthar in particolare vive un mix di delusione e rabbia. Si decide comunque di risolvere la questione più avanti per il bene della missione. Ricompare in quel momento Balthus che sembra soddisfatto del lavoro dei Neonati. Per questo, prima di partire per l’Est Europa, consegna Mavi alla coterie. Mavi rivela essere un anziano camarillico, ricattato da un potente vampiro straniero. Deve portare, in breve tempo, l’oggetto misterioso ricercato dai giovani camarillici.

Consiglia loro quindi di vedere cosa li unisce e dopo diverse peripezie si scopre che i tre Cainiti possiedono un frammento di un antichissimo codice donatogli dai loro padri.

codice

Inizia subito la fase di codifica ma il percorso è ancora molto lungo: una sola cosa è certa: stanno per accedere a misteri che forse dovrebbero rimanere tali.

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Venezia, 18 Febbraio, Accademia

Il terrore si esprime ancora violento sulle facce dei cainiti dopo la vista della sacra croce. Dopo mezzo chilometro di fuga, la coterie si calma e riordina le idee proponendo svariate tattiche per il recupero della valigetta, ma improvvisamente si ritrovano circondati da una quindicina di individui comparsi dal nulla. Una voce comincia a contrattare la consegna della valigia. Ovvio che si tratta proprio del “Principe” Balthus.

Romualdi e Smith decidono per una trattativa diplomatica e vengono così a scoprire che il contenuto della ventiquattro ore è un tramite per ottenere qualcosa di estremamente potente. Propongono, quindi, il misterioso documento in cambio di Mavi, ma Balthus sembra non volerne sapere, poichè suppone che Aldo sia innocente.

Selune è titubante a trattare ma infine si apparta con Romualdi per decidere di scendere a compromessi. L’accordo è la valigetta in cambio delle stesse informazioni che riceverà Mavi. Balthus aggiunge una piccola clausola: deve essere tenuto al corrente di ogni sviluppo e ricevere un decimo del “tesoro”. I fratelli sempre più curiosi spingono per avere maggiori informazioni e scuciono così al Nosferatu informazioni riguardo il presunto mandante di Aldo. Sembrerebbe un anziano francese molto potente. Nulla di più.

Dopo aver consegnato la valigia, Balthus spiega loro che il dipinto in questione si trova a Villa Pisani, nelle mani di Mascagni, anziano Toreador indipendente, fratello del compianto Principe di Bologna, per il quale però non provava molta stima. Decidono di partire alla volta di Strà per incontrare il grande mecenate.

Il viaggio è tranquillo ma ancora di più lo è il padrone di casa che accoglie la coterie in maniera meravigliosa, come la Villa in cui dimora. Spacciandosi per amanti dell’arte, si ingraziano subito il Mascagni e Selune, addirittura, riesce a farsi prestare, per una mostra, il famigerato quadro per cui erano venuti. Nel prelevarlo, però, il direttore del reparto di analisi, Eugenio, avvisa i vampiri che mai potranno mai goderne a pieno. Tornano a Venezia, ringraziando infinitamente il Toreador così ospitale e servizievole.

Ma a Venezia non riescono a cavare un ragno dal buco. Solo una telefonata della De Paoli sembra essere di aiuto. La figlia della Rosa scopre alcuni aforismi di Balello, riguardo il quadro, dove sosteneva che “Solo l’umanità, i demoni e gli angeli possono capire il messaggio del quadro.” Comincia un sabba di idee pazzesche che non portano a nulla finchè Pitti-Ambrosetti, Romualdi e Smith non decifrano il codice: bisogna guardare il quadro alla luce del sole.

Così, attraverso l’aiuto di un ghoul, ottengono il tanto agognato messaggio che si rivela un enigma ancora più misterioso, data la lingua antica con cui è scritto: il latino. Cinque parole che aprono un universo di domande e pericolosi segreti da non svelare: Dementes Canes Animam intellectus habent.

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Venezia, 11 Febbraio, Palazzo Ducale

12 febbraio 2010 2 commenti

La scomparsa di Mavi ha gettato la coterie nel panico. Sarà stato lui? Ora dove si trova? Bisognerà informare i superiori? Queste alcune delle grandi domande che attanagliano il gruppo. Si decide di investigare, ma la ricerca non porta i frutti desiderati. Francesco Maria Giovanni, Doge di Venezia, sostiene ora la neutralità da parte dei negromanti. Il trattato con la Camarilla è rotto, a causa di una contro-minaccia sabbatica. Il Doge decide comunque di lasciare ai camarillici la possibilità di investigare. E ai rappresentanti del Principato di Milano viene assegnato il sestriere di Castello.

Il sole sorge costringendo i figli di Caino a riparsi nelle loro stanze, ma non è un riposo tranquillo. Golthar e Natanìel vengono svegliati dall’ululare del lupo, sinonimo di pericolo. Notano una figura che sta rovistando tra i loro bagagli. In meno di un secondo, il ladro è immobilizzato a terra con spalla lussata, dita rotte e ginocchio distorto. Sviene per risvegliarsi incatenato a inizio serata.

La coterie si risveglia e comincia l’interrogatorio: è un prete missionario che ruba su commissioni vampiriche al fine di trovare i fondi per la sua missione. Questa volta è stato assoldato dal “Principe” Balthus, l’anziano Nosferatu signore dell’informazione da Verona a Bucarest. Vive nel sestriere di Castello ed è in cerca della valigia di Mavi. Inizia la ricerca che culmina nella lancia da trasporto. Nella stiva viene ritrovata la valigetta che si scopre contenere la stampa di un dipinto di Pietro Balello, pittore satanista del 1600.

Il prete e la coterie stringono un patto e collaborano in cambio di una doppia ricompensa al primo. Si recano quindi all’Accademia per trovare maggiori informazioni sul pittore, ma data la tarda ora sono costretti a corrompere il guardiano notturno. Romualdi e De Paoli scoprono che il pittore è vissuto fino a 105 anni e ha dipinto diversi quadri a sfondo satanico. Non risulta però la presenza del dipinto a cui sono interessati.

Nell’uscire dal palazzo, mentre sono distratti da varie elucubrazioni, vengono attaccati da un manipolo di vampiri interessati alla ventiquattro ore. Lo scontro è sanguinosissimo, ma dopo una partenza in difficoltà, il gruppo di Milano ha la meglio sui killer. Il Gangrel della fazione opposta riesce però ad impossessarsi della valigia. Solo la mira encomiabile di Selune, gliela stacca dalla mano. Un colpo di pistola perfetto. Smith in pochi attimi la recupera e la consegna al pistolero.

Due riescono a scappare mentre tre vengono impalettati. Solo allora si scopre che in realtà non sono sabbatici ma gli scagnozzi di Balthus. Come agire? Il Duca Goffredo di Pruno consiglia di lasciarne andare alcuni e portarne invece uno solo all’Elysium. Così sta per avvenire se non fosse che Selune cerca di uccidere il prete. L’intervento di Smith e Romualdi, per bloccare Nathanìel, non basta a tranquillizzare il padre, che comincia ad invocare il nome di Cristo.

Smith e Romualdi resistono a fatica, mentre Selune fugge in preda al terrore, scaraventando via la valigetta. Solo Smith, in un ultimo estremo atto di coraggio, riesce a cogliere la nuova locazione dell’importante oggetto.

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Milano, 4 Febbraio, catacombe del Duomo.

James Smith, Golthar Mc Lane, Angelica de Paoli, Nathanìel Selune, Edoardo Romualdi, Clorinda Pitti Ambrosetti e Francesco Mavi si incontrano per l’entrata nella società vampirica del Principato di Milano, sotto la guida dell’Anziano Gian Galeazzo Sforza. Subito volano scintille tra Mc Lane, Selune e Mavi, ma dopo una serie di offese reciproche, la disputa sembra terminare. Risolta la presentazione al Principe e le raccomandazioni di rito, i sette vampiri scoprono di essere attesi a Venezia, insieme ai neonati di altri 5 Principati, per un meeting tra le nuove risorse. Prima di partire però, fanno la conoscenza di importanti membri dell’Elysium, quali il Siniscalco Arturo De Napoli, Tremere estremamente arrogante, il deforme Sceriffo di 7 anni e i gemelli De Gaspari.

Prima di partire c’è anche tempo per i festeggiamenti, ma da festeggiare c’è ben poco. Golthar, in estasi da Bacio, subisce le angherie di Mavi, il quale disegna con il sangue una enorme L sulla fronte del Gangrel. Al suo risveglio, Golthar nota l’Elysium in preda alle risa nei suoi confronti. Attraverso la superficie lucida di una coppa capisce lo scherzo di cattivo gusto del Brujah e parte all’attacco, ma grazie all’intervento provvidenziale di Romualdi, i due decidono di sfidarsi solo a braccio di ferro. Vince Mc Lane che obbliga il Brujah a dar da mangiare al suo lupo.

In carrozza? No. Golthar prima di salire in auto, decide di urinare su di un palo di fronte al Duomo. Viene avvistato dai Carabinieri di ronda che subito decidono di intervenire fermando il Vampiro. Nonostante svariati usi di discipline e l’intervento di Selune e Romualdi, i carabinieri stanno per avere la meglio, costringendo i Fratelli a seguirli in commissariato. Solo l’intervento di Mavi, abilmente camuffato da Capitano dell’Arma, riesce ad evitare il peggio. Nessuno lo riconosce, finchè, solo in auto, non si toglie il travestimento e rivela la sua identità.

Angelica e Clorinda provano a fare da paceri e cercano di riorganizzare un po’ i ranghi, sotto l’approvazione di Romualdi. Smith osserva il tutto e comincia a lasciarsi andare agli altri.
Il viaggio procede tranquillo fino a Grisignano, elaborando strategie di comportamento e approfondendo la reciproca conoscenza.

Nell’area di servizio, i nostri incontrano un gruppo di sabbatici, i quali stanno loro preparando un’imboscata. Abilmente riescono a raggirare i 4 avversari, spacciandosi per una squadra di sabbatici intervenuta a Brescia per sostituire i veri camarillici. Scoprono inoltre che è previsto un attentato ai danni del Reggente del Principato di Bologna, l’anziano alastor Eugenio Mascagni de Tolona del clan Malkavian, il quale si occupa dell’educazione dei nuovi cainiti.

Raggiungono in breve Piazza S. Marco, dove si incontrano con altri 5 Principati all’interno di Palazzo Ducale. Smith verifica più volte che la zona sia sicura e che i non-morti siano tranquilli. Vengono accolti dal Duca Goffredo di Pruno, anziano del clan Ventrue e portavoce del Principe, che subito li informa di un probabile attacco sabbatico durante il meeting. Romualdi interviene sostenendo di essere in possesso di importanti informazioni rigurado questo argomento e, pochi minuti dopo, insieme a Selune, li espone direttamente al Principe. Il Malkavian sembra compiaciuto ed espone subito il piano per una controffensiva.

Ma nell’arco di 5 secondi, in seguito ad un rapidissimo black-out, il Principe viene decapitato da una misteriosa ombra, che poi sfonda la finestra e sparisce per Venezia. Il Duca esplode in una frenesia incontrollabile e si getta subito all’inseguimento. Golthar cerca di mettere in sicurezza la zona, mentre Smith sonda gli animi dei presenti. Romualdi esce da Palazzo Ducale in cerca di indizi, de Paoli cerca prove in prossimità del trono mentre Clorinda nota qualcosa di sconvolgente: Mavi è sparito, o forse non è mai stato con loro all’interno della sala.

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