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Venezia, 18 Febbraio, Accademia

Il terrore si esprime ancora violento sulle facce dei cainiti dopo la vista della sacra croce. Dopo mezzo chilometro di fuga, la coterie si calma e riordina le idee proponendo svariate tattiche per il recupero della valigetta, ma improvvisamente si ritrovano circondati da una quindicina di individui comparsi dal nulla. Una voce comincia a contrattare la consegna della valigia. Ovvio che si tratta proprio del “Principe” Balthus.

Romualdi e Smith decidono per una trattativa diplomatica e vengono così a scoprire che il contenuto della ventiquattro ore è un tramite per ottenere qualcosa di estremamente potente. Propongono, quindi, il misterioso documento in cambio di Mavi, ma Balthus sembra non volerne sapere, poichè suppone che Aldo sia innocente.

Selune è titubante a trattare ma infine si apparta con Romualdi per decidere di scendere a compromessi. L’accordo è la valigetta in cambio delle stesse informazioni che riceverà Mavi. Balthus aggiunge una piccola clausola: deve essere tenuto al corrente di ogni sviluppo e ricevere un decimo del “tesoro”. I fratelli sempre più curiosi spingono per avere maggiori informazioni e scuciono così al Nosferatu informazioni riguardo il presunto mandante di Aldo. Sembrerebbe un anziano francese molto potente. Nulla di più.

Dopo aver consegnato la valigia, Balthus spiega loro che il dipinto in questione si trova a Villa Pisani, nelle mani di Mascagni, anziano Toreador indipendente, fratello del compianto Principe di Bologna, per il quale però non provava molta stima. Decidono di partire alla volta di Strà per incontrare il grande mecenate.

Il viaggio è tranquillo ma ancora di più lo è il padrone di casa che accoglie la coterie in maniera meravigliosa, come la Villa in cui dimora. Spacciandosi per amanti dell’arte, si ingraziano subito il Mascagni e Selune, addirittura, riesce a farsi prestare, per una mostra, il famigerato quadro per cui erano venuti. Nel prelevarlo, però, il direttore del reparto di analisi, Eugenio, avvisa i vampiri che mai potranno mai goderne a pieno. Tornano a Venezia, ringraziando infinitamente il Toreador così ospitale e servizievole.

Ma a Venezia non riescono a cavare un ragno dal buco. Solo una telefonata della De Paoli sembra essere di aiuto. La figlia della Rosa scopre alcuni aforismi di Balello, riguardo il quadro, dove sosteneva che “Solo l’umanità, i demoni e gli angeli possono capire il messaggio del quadro.” Comincia un sabba di idee pazzesche che non portano a nulla finchè Pitti-Ambrosetti, Romualdi e Smith non decifrano il codice: bisogna guardare il quadro alla luce del sole.

Così, attraverso l’aiuto di un ghoul, ottengono il tanto agognato messaggio che si rivela un enigma ancora più misterioso, data la lingua antica con cui è scritto: il latino. Cinque parole che aprono un universo di domande e pericolosi segreti da non svelare: Dementes Canes Animam intellectus habent.

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Categorie:Sessioni
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