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Strà, 18 Marzo, Villa Pisani

La coterie giunge d’innanzi alla residenza del Mascagni e trova subito Balthus e i suoi sgherri ad attenderli. L’ennesimo attacco probabilmente. Selune decide così di contattare Mascagni e chiederli un’entrata secondaria.

Mascagni si dimostra disponibile come sempre, fornendo loro una via sicura per poi accoglierli calorosamente all’interno della sua dimora. Una volta dentro, nella villa viene innescato un sistema di difesa estremamente potente.

Romualdi spiega dettagliatamente come si sono sviluppati i fatti e Mascagni sembra assumere da subito un’espressione molto preoccupata. Si ricorda così di averne già sentito parlare nella sua fornitissima biblioteca. Consultando qualche volume, scopre, così, l’origine del rituale. La statua era stata creata secondo un’antichissima leggenda, usando lo stampo di un’abbazia tedesca, ormai andato perduto, e il sangue di tre cainiti appartenenti all’ordine del Sacer Ordo Templaris.

Tutto torna e dopo lunghe discussioni la coterie decide di nascondere il cuore nel caveau di Mascagni, sicuri che nessuno possa metterci le mani. Nel frattempo Romualdi riceve la telefonata di Balthus, ma decide di non rispondere per paura di essere rintracciato. Decidono così di coricarsi.

Alle 19.00 del giorno dopo, i cainiti cercano di risvegliarsi ma si rendono conto di essere vittime di un paletto. Bloccati in una stanza nessuno può fare niente, ma tutti odono voci, grida, imprecazioni. Forse Balthus ha fatto breccia nella casa.

E invece no, vengono liberati da Balthus in persona che comincia ad offenderli pesantemente. Balthus sa qualcosa di terribile. Mascagni in realtà è l’Architetto di tutte le loro disavventure, il braccio destro del misterioso mandante francese. Anche il Principe di Bologna era una creatura del Mascagni usata per sviare le forze camarilliche. Mascagni li ha presi in giro, ridicolizzati e sminuiti.

Ma, cosa ancora più terribile, gli hanno consegnato il cuore senza sospettare nulla. Cercano nella casa, ma ci sono solo le forze di Balthus. Oramai tutto è perduto e solo allora capiscono di essere state le pedine di questa enorme scacchiera. Il pensiero di doverlo riferire a Dubois, fa tremare Clorinda.

La giovane Ventrue chiama subito l’arconte, che però si dimostra all’oscuro di tutto. Un’altra terribile rivelazione: anche il processo era tutta opera di Mascagni. La fine è sempre più vicina, ma su consiglio di tutta la coterie decide di riferire a Dubois l’intero accadere dei fatti.

Contemporaneamente Angelica Giovanni riceve la telefonata del suo sire, che credevano morto. Dopo avergli spiegato i fatti, il Giovanni decide di raccontare tutta la verità alla donna, iniziando da quell’antichissimo rituale, portato a termine centinaia di anni prima.

Viene a scoprire, però, che esiste anche un corpo, di cui il Mascagni deve entrare in possesso, se vuole ultimare il rituale di rigenerazione. La salma si trova in Austria, a Salisburgo, nella chiesa di San Nicolas, ma è protetto dal quarto elemento che aveva preso parte al rituale di distruzione.

La coterie comunica direttamente queste informazioni a Dubois, il quale offre il suo aiuto ai cainiti. La destinazione, ovviamente è Salisburgo, passando prima per Vienna. Ma quali insidie aspettano gli inesperti neonati? E soprattutto di chi si possono ancora fidare?

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